Formigoni & Sacconi, piccoli khomeinisti di turno
Pubblicato da uaar.como su Dicembre 18, 2008

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Editti-Fatwe del Presidente della Regione Lombardia e del Ministro della Sanità per bloccare la coscienza dei medici.
“Il rispetto della sentenza su Eluana Englaro non s’ha da fare!!! nel ruolo di bravi di manzoniana memoria ci stanno proprio bene, questa coppia di politici, ma in vesti più moderne, agghindati da pasdaran vaticani ” afferma Sergio De Muro, uno dei coordinatori della Cellula Coscioni Lecco, associazione da sempre molto sensibile alla vicenda di Eluana Englaro e molto attiva sul tema del fine vita a Lecco.
Come una lobby religiosa riesce ad impedire l’applicazione di precisi dettati costituzionali e di sentenze della magistratura di uno stato laico.
“Un presidente di regione di tale stato proibisce alle strutture sanitarie regionali pubbliche e convenzionate di ospitare e trattare una paziente nel rispetto delle scelte della stessa e di ciò che le sentenze della magistratura hanno stabilito” è quanto afferma il dottor Virgilio Meschi, medico e altro coordinatore della Cellula Coscioni Lecco.
“Un ministro della repubblica, cosiddetta laica e democratica, firma assieme a due sottosegretari un atto di indirizzo volto ad impedire a tutte le strutture sanitarie dello stato di rendere esecutive le volontà di una paziente, le sentenze della magistratura ed i pronunciamenti della corte costituzionale in merito “.
Lombardia, Italia Anno Domini 2008.
Che una religione possa imporre ai suoi seguaci delle scelte etiche, pena la scomunica od altre conseguenze, è nella natura di alcune religioni e può eventualmente essere tema di discussione all’interno e all’esterno del gruppo religioso.
Che in uno stato repubblicano e laico tale religione possa imporre a tutti i cittadini le proprie direttive, in palese contrasto con la costituzione e con i poteri dello stato stesso e contro il sentire della parte maggiore dei cittadini, non fa invece parte di una civiltà rispettosa dei diritti civili e dell’autodeterminazione di ogni persona.
L’associazione a cui abbiamo l’onore appartenere continuerà ad agire affinché anche in questa nostra nazione ogni persona possa essere libera di pensare, credere ed agire autonomamente nell’ovvio e supremo rispetto di tutte le altre persone e delle opinioni da esse rappresentate”.
I Coordinatori della Cellula Coscioni Lecco
Virgilio Meschi
Sergio De Muro
mody detto
il dramma è che questi signori perseguono il fine di rendere ben visibile il loro completo asservimento alle torbide pulsioni vaticane, assecondandone i desideri, le voglie più vergognose, in una sorta di gara a farsi loro volonterosi carnefici, calpestando i diritti dell’uomo …il tutto nella più totale miseria morale di quel popolo di cristiani, che quando hanno un sussulto di coscienza, il massimo che fanno è torcere il viso dall’altra parte e lasciar fare
S.Just detto
Questo è il testo di Sacconi.
Vorrei solo far rilevare che ci si fa scudo della Convenzione sui diritti dei disabili (la stessa che il vaticano rifiuta di approvare) per ribadire il primato dello stato sulle scelte individuali.
Primato che passa, secondo questo ennesimo ex socialista a servizio di più padroni, attraverso il potere della classe medica di decidere se l’alimentazione forzata serve ancora o no.
In caso contrario, infatti si dovrebbe dire addio anche ai trapianti nonostante la disponibilità delle famiglie a compiere un gesto di questo tipo.
In ogni caso il vero punto è che nessuno può obbligarmi a vivere in uno stato che io ritengo non più vita.
Vergogna per i parlamentari del PD che non sono stati capaci di approvare una legge almeno sul testamento biologico e si uniscono al coro di ipocriti che finge di non vedere che negli ospedali in silenzio si rispettano le volontà solo dei ricchi e dei potenti.
Ci dicano, con chiarezza, come è morto l’ultimo papa.
Scopriremmo che ha rinunciato per sua scelta alle cure che lo tenevano in vita.
Perchè alle persone “normali” questo deve essere impedito o reso come un favore che deve ipocritamente passare sotto silenzio ?
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Il Ministro del lavoro,
della salute e delle politiche sociali
Ai Presidenti delle Regioni e delle
Province autonome
di Trento e di Bolzano
LORO SEDI
OGGETTO: Stati vegetativi, nutrizione e idratazione.
Il presente atto è rivolto a richiamare principi di carattere generale, al fine di
garantire uniformità di trattamenti di base su tutto il territorio nazionale e di rendere
omogenee le pratiche in campo sanitario con riferimento a profili essenziali come la
nutrizione e l’alimentazione nei confronti delle persone in Stato Vegetativo Persistente
(SVP).
Il Comitato nazionale per la bioetica, che si è espresso con parere approvato
nella seduta plenaria del 30 settembre 2005, ha fatto presente che «per giustificare
bioeticamente il fondamento e i limiti del diritto alla cura e all’accudimento nei
confronti delle persone in Stato Vegetativo Persistente va quindi ricordato che ciò che
va loro garantito è il sostentamento ordinario di base: la nutrizione e l’idratazione, sia
che siano fornite per vie naturali che per vie non naturali o artificiali». Infatti, la
nutrizione e l’idratazione «vanno considerati atti dovuti eticamente (oltre che
deontologicamente e giuridicamente) in quanto indispensabili per garantire le
condizioni fisiologiche di base per vivere».
Secondo il predetto parere «la sospensione di tali pratiche va valutata non come
la doverosa interruzione di un accanimento terapeutico, ma piuttosto come una forma,
dal punto di vista umano e simbolico particolarmente crudele, di “abbandono” del
malato (…) Non sussistono invece dubbi sulla doverosità etica della sospensione della
nutrizione nell’ipotesi in cui nell’imminenza della morte l’organismo non sia più in
grado di assimilare le sostanze fornite: l’unico limite obiettivamente riconoscibile al
dovere etico di nutrire la persona in SVP è la capacità di assimilazione dell’organismo
(dunque la possibilità che l’atto raggiunga il fine proprio non essendovi risposta
positiva al trattamento) o uno stato di intolleranza clinicamente rilevabile collegato
all’alimentazione. (…) Si deve pertanto parlare di valenza umana della cura (care) dei
pazienti in SVP».
Secondo il documento del 17 novembre 2008 del Gruppo di lavoro “Stato
vegetativo e stato di minima coscienza” istituito presso il Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali «lo stato vegetativo realizza una condizione di grave
disabilità neurologica, potenzialmente reversibile».
Sempre sulla base del citato parere del Comitato nazionale per la bioetica per
questi malati «il problema bioetico centrale è costituito dalla stato di dipendenza dagli
altri: si tratta di persone che per sopravvivere necessitano delle stesse cose di cui
necessita ogni essere umano (acqua, cibo, riscaldamento, pulizia e movimento), ma
che non sono in grado di provvedervi autonomamente, avendo bisogno di essere
aiutate, sostenute ed accudite in tutte le loro funzioni, anche le più elementari. (…) Se
è vero che alcuni malati terminali possono diventare malati in SVP, è pur vero che le
persone in SVP non sono sempre malati terminali (potendo sopravvivere per anni se
opportunamente assistite)».
La negazione della nutrizione e dell’alimentazione può configurarsi quindi
come una discriminazione fondata su valutazioni circa la qualità della vita di una
persona con grave disabilità e in situazione di totale dipendenza.
Si fa rinvio, in ogni modo, al testo integrale del citato parere per un
orientamento rispetto al necessario esercizio della responsabilità secondo scienza e
coscienza della funzione medica. Tra i compiti del Comitato nazionale per la bioetica,
infatti, si evidenzia la funzione di formulare pareri e indicare soluzioni, anche ai fini
della predisposizione di atti legislativi, per affrontare problemi di natura etica e
giuridica che possono emergere con il progredire delle ricerche e con la comparsa di
nuove possibili applicazioni di interesse clinico avuto riguardo alla salvaguardia dei
diritti fondamentali e della dignità dell’uomo e degli altri valori così come sono
espressi dalla Carta costituzionale e dagli strumenti internazioni ai quali l’Italia
aderisce.
La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, approvata
dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, sottoscritta
dall’Italia il 30 marzo 2007 ed in corso di ratifica a seguito dell’approvazione del
relativo disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri in data 28 novembre 2008,
all’articolo 25 stabilisce che «gli Stati Parti riconoscono che le persone con disabilità
hanno il diritto di godere del migliore stato di salute possibile, senza discriminazioni
fondate sulla disabilità». In particolare, gli Stati Parti, devono, tra gli altri, «prevenire
il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazione di cure e servizi sanitari
o di cibo e liquidi in ragione della disabilità».
Di conseguenza, le disposizioni di cui all’articolo 25 della Convezione sui diritti
delle persone con disabilità si applicano anche agli stati vegetativi.
Si ritiene, pertanto, nel rispetto dei principi e criteri ispiratori della
Convenzione, che sia fatto divieto di discriminare la persona in stato vegetativo
rispetto alla persona non in stato vegetativo.
Ciò premesso, si invitano codeste Regioni e Province autonome di Trento e di
Bolzano ad adottare le misure necessarie affinché le strutture sanitarie pubbliche e
private si uniformino ai principi sopra esposti e a quanto previsto dall’articolo 25 della
Convenzione sui diritti delle persone con disabilità.
Roma, 16 dicembre 2008
Maurizio Sacconi
Jean Meslier detto
Ormai ad interessarsi alle direttive vaticane sono rimasti solo i politici. Basti pensare che sul corriere (giornale non certo “giacobino”), l’80% dei votanti ad un sondaggio era contrario all’intervento di Sacconi
mody detto
si, però poi li votano e rivotano lo stesso, sia da una parte che (purtroppo) dall’altra…